Realizzaione siti web - Corsi informatica

Ampliamento dell’Outlet di Palmanova. Wwf: “consumo del suolo senza freno; danni anche all’agricoltura e al piccolo commercio”

L’associazione: “Fvg è già la prima regione in Italia per cementificazione del territorio, con 576 metri quadrati per abitante. Il caso dell’outlet sarà il banco di prova delle intenzioni della nuova giunta regionale”.  Tre comuni della bassa – Visco, Aiello e Bagnaria Arsa – esultano per le prospettive di ampliamento dell’outlet sorto alcuni anni or sono presso Palmanova. La logica sembrerebbe quella resa esplicita dal sindaco di Aiello che dice: l’ampliamento è l’unica strategia competitiva possibile a fronte di ampliamenti di centri commerciali concorrenti.  Sarebbe il caso,– segue  – clicca  —a questo punto, e a fronte dell’innesco di una dinamica che appare inarrestabile (ad ampliamento si risponde con ampliamento e poi con ampliamento) di fare qualche considerazione critica.  In primo luogo relativa al consumo del territorio, considerato –  fuori dall’angusto perimetro ragionativo dei municipi e dei consigli di amministrazione dei centri commerciali –  un danno rilevantissimo per il settore primario (unico segmento produttivo considerato in fase di rilancio e certamente l’unico in crescita occupazionale) ed un danno rilevantissimo per l’ambiente , che ha subito, negli  ultimi decenni, una sconvolgente  cementificazione della quale i centri commerciali – potenti fattori di disturbo visivo e potenti attrattori di traffico –  e le infrastrutture al loro servizio, sono tra i principali responsabili.  Secondo Ispra, infatti, negli ultimi 5 anni si sono cementificati , in Italia, 8 mq al secondo, col risultato che il nostro paese ha portato il suo territorio urbanizzato, in nemmeno mezzo secolo, da 8 mila a 20500 kmq , passando da un consumo pro capite di suolo di 180 ad uno di 320 mq.: un dato del tutto abnorme nel contesto europeo. E si badi che ai vertici nazionali di tale processo, in particolare a partire dagli anni Novanta, c’è proprio il Friuli Venezia Giulia, che nell’anno 2000 ha raggiunto un’urbanizzazione pro capite pari a 576 metri quadrati per abitante contro una media italiana di 379 mq/ab.  Ma anche i dati relativi all’occupazione, così enfatizzati dai sindaci, meritano qualche considerazione di approfondimento, almeno per rilevare, con CGIA di Mestre (che rielabora dati del Ministero per lo sviluppo economico e Infocamere), come l’ampliamento dei centri commerciali sia in stretta correlazione con la chiusura dei negozi di vicinato. Nel decennio 2000 – 2010: in Italia si è avuto un aumento del 64% della superficie dei centri commerciali e la contestuale chiusura di circa 51mila negozi di vicinato, il che ha bensì comportato un incremento di 21mila addetti nei centri commerciali, ma anche la perdita di 131mila lavoratori nei negozi: secondo stime – sempre di fonte CGIA –  ad un posto di lavoro creato nella grande distribuzione corrisponde direttamente la perdita di 6 posti di lavoro nella piccola distribuzione. Per non parlare poi della qualità dei posti di lavoro offerti dalla costruzione e gestione dei centri commerciali: sul loro livello di precarietà, elevato; sul livello di retribuzione e di trattamento socio assistenziale, assai mediocre; sul livello di professionalità richiesto,  molto spesso basso e poco coerente con un livello di scolarizzazione medio regionale, molto alto.  E’ vero, invece che, al di là dei proclami sull’occupazione, i Comuni si lanciano in queste operazione di brutale e irreversibile monetizzazione del loro territorio, per far fronte, con gli oneri di urbanizzazione e i contributi di costruzione derivanti dalla realizzazione di mega struttura per il commercio, alla crisi della finanza locale: di questo, semmai, si dovrebbe ragionare, quando si discutono le  misure di volte a ricalibrare la pressione fiscale, invece di cavalcare tutte le istanze più demagogiche e di corta o cortissima visuale.   Ma un approfondimento lo si dovrebbe fare anche in merito a due ulteriori fenomeni indotti dalla realizzazione dei centri commerciali: la desertificazione dei centri urbani storici –  che  la moria dei negozi di vicinato sguarnisce  di un presidio sociale importantissimo per tutte  le fasce d’età, ma soprattutto per la fascia più anziana –  e l’alimentazione della spirale consumistica, in particolare  presso i giovani,  che trovano nel centro commerciale il luogo aggregativo  nel quale trascorrere un tempo libero mortificato dalla sua funzionalizzazione produttiva  ai meccanismi del commercio.  La nuova amministrazione regionale ha dichiarato di voler ridiscutere i processi di utilizzazione dello territorio regionale, lasciati sin qui nella mani di interessi  economici dotati di potenti mezzi finanziari di pressione nei confronti delle deboli amministrazioni comunali: casi come quelli dell’outlet di Visco, Aiello e Bagnaria, sono importanti banchi di prova di queste condivisibili intenzioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *